Stamani – sul presto – porto il cane al parco.
Ho la pressione molto bassa, perciò cammino lentamente mentre lui si rimpicciolisce sempre di più di fronte a me.

A un certo punto, vedo un uomo e un bimbo che giocano nell’erba accanto al torrente. Si sono “apparecchiati” come fossero al mare: con secchielli, palette e innaffiatoio.

Rallento perché la scena mi incuriosisce parecchio e questo bimbo – un cinesino stupendo – è davvero felice come lo sono tutti i bambini in riva al mare, a scavare una buca oppure a costruire un castello.

Faccio qualche passo e sento una voce di donna. Mi fermo perché donne proprio non ce ne sono intorno e penso per un attimo sia stato il caldo a farmelo credere.

Tergiverso, chiamo il cane – ormai scomparso alla vista – e faccio per scattare una foto quando risento una donna che distintamente parla – in cinese – e allora mi prende la curiosità di capire da dove venga quella voce.

Spio nel letto del fiume – “non è che pensano davvero de stare al mare e si è stesa nell’acqua?” – ma niente; guardo – sempre facendo la vaga – dietro un enorme pioppo che svetta dall’altra parte del fiumiciattolo – “sti cinesi, quanto so’ sottili oh!” – ma niente.

All’improvviso, lei riparla e si dilunga tanto da farmi capire che la voce viene da su.

Alzo la testa e vedo prima un piede, poi una gamba e alla fine tutta intera, questa donnina arrampicata in alto in alto, tra i rami ricurvi di uno degli alberi di fico schierati accanto al letto del fiume.

Ha già raccolto una busta piena di frutti ancora piccoli (tanto piccoli da sembrare troppo acerbi per essere mangiati: ma magari ai cinesi piacciono così 🙄) e si tiene in equilibrio perfetto – con le gambe intrecciate ai legni dell’albero, mentre le mani – velocissime – passano in rassegna i minuscoli fichi.

Io – dimentica di tutto – la guardo sbalordita, a bocca aperta, e invasa da vero stupore come assistessi al numero di un’acrobata.

Poi, a un certo punto, il bimbo dice una parola in italiano. E la chiama: “nonna!”.

E io, lì, sono definitivamente rapita da un’invidia ferocissima.

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